bolle di sapone
da una stella danzante
giovedì, ottobre 09, 2008
a cercare foglioline
e per chi si trova
a passare per caso...
se vi va,
in questo periodo
mi trovate più facilmente qui:
http://www.flickr.com/photos/ciaopimpa/
ma non è detto che qui sia finita eh?
;)
martedì, settembre 02, 2008
ma già a dire che non c’era
forse si potrebbe dire che c’era...
E se vi sembra poco,
vorrà dire che è molto,
già è tanto trovare uno spazio piccolino
nei fiumi che siete diventati...
e poi anche una fogliolina
(tanto per dirne una)
a guardarla al microscopio
è tutto l’universo, no?
Io chiudevo gli occhi
e viaggiavo fino a lì
e posso giurarvi che c’era
Mi somigliava un po’ forse,
è vero,
Sarà che avevo usato
tutta la fantasia nel viaggio
Eh già,
dritto del tutto non era stato...
Curve
Controcurve
Tornanti e ritornanti
Avevo fatto persino un otto
Incredibile a dirsi:
Un fiocco di strade
E di certo non tutte d’asfalto
Anzi...
A trovarne una sola bituminosa
ci voleva la lente d’ingrandimento
e anche a cercare me,
forse,
Eh sì,
mi nascondevo, piccolino,
ai margini di tutte le cose del mondo
sìsì,
anche di te...
venerdì, giugno 13, 2008
che non sento alcun urgenza,
che non vedo alcun motivo
per andare di fretta,
che se il tempo passa
lascio che passi
e che scorra
senza darmene troppo conto
c'è un mondo
che ama la velocità,
accorciare i tempi,
trovare un diversivo,
che oppure ci si ammala di noia
o di paranoia da fuga senza meta
c'è un mondo
dove la punteggiatura segue una regola
invece di provare a seguire i pensieri
veloci e sfuggenti)
dove i codici sono maiuscoli e imperativi
e tutto è finalizzato a
e beh,
io mi diverto
a divergere
e sorrido
mercoledì, marzo 12, 2008
era stanco,
tanto,
qualcuno avrebbe detto troppo...
lui, tanto per cambiare,
non sapeva dire nulla di certo,
neanche (e soprattutto) di se stesso...
volgeva solo lo sguardo
un po' più in la,
come a voler cogliere qualcosa
a cui non sapeva dare nome...
fino a che una lacrima,
piano piano,
scivolava giù...
allora chiudeva gli occhi,
ma solo per qualche istante
e nel buio che creava,
vedeva la lacrima
rallentare la sua corsa...
cadere piano,
sempre di più,
fin quasi a fermarsi...
era il tempo giusto
perché il suolo mutasse di consistenza
fino a diventare terra
arata ma arida...
solchi,
dove una piccola lacrima,
cadendo,
regalava ancora
una nuova speranza di vita...
giovedì, dicembre 27, 2007
chiudi gli occhi e dormi
ché un'altra nuvola non passa...
siediti sulle spalle della notte
appoggia la schiena
sulla siepe giù a sinistra
e dormi...
io devo andare
mi chiamano le voci
mi cercano le mani...
forse domani tornerò,
forse non tornerò più...
è presto per potertelo dire,
ma cercami, se vuoi,
tra qualche tempo,
là,
dove ti raccontai,
sotto l'albero,
nella infinita distesa di sabbia...
ricordi?
io riposerò alla sua ombra
aspettando che il mare
mi sfiori le ginocchia...
tu intanto dormi,
dormi amore mio,
il sole
è troppo basso
per poterti carezzare...
giovedì, novembre 08, 2007
soltanto amore
dalla finestra accanto,
è solo un attimo,
riempie tutto il tempo...
sabato, ottobre 06, 2007
seduto sopra ad un sasso
dormiva
o quasi
rischiando di andare all'indietro
ma il capo pesante in avanti
cadeva
e gli occhi in un attimo apriva
ripreso da strani torpori
ciondolando
come una molla il collo
e chi lo osservava rideva
magari
lui invece restava in silenzio
e sempre in silenzio sognava
un sogno anche senza colori
non voli o cadute improvvise
ma timido e quasi sommesso
sognava di un uomo su un sasso
che forse col capo un po' basso
sognava di un bel materasso
lunedì, settembre 03, 2007
autunno,
se non fosse per il caldo
che non ti somiglia
non me ne sarei nemmeno accorto...
ma ci sono i tuoi alberi rossi
i tuoi rami senza foglie
a ricordarmelo...
sarà lunga
primavera a venire quest'anno...
gli alberi sono troppo scuri
per svegliarsi...
l'inverno sarà tronchi bianchi
come di caldo carbone
nei camini accesi...
mentre più sotto,
un candido manto,
ricopre le foglie e la terra,
quasi sembra cenere,
forse è solo neve...
lunedì, luglio 02, 2007
"sì,
me n'ero accorto...
ma ho fatto finta di non saperlo..."
"e ti è costato molto?"
"no,
è accaduto in maniera naturale
come se nulla di più facile
fosse mai avvenuto...
hai presente l'acqua?
ecco...
sembrava acqua..."
"allora non fa male?"
"no,
ma è come guardare
una distesa di azzurri
che digradano lontano
e tu sai che lei è lì...
al di là
di tutte le montagne del mondo
di tutti i mari della terra
e si confonde
con la lontananza..."
mercoledì, giugno 13, 2007
c'era una volta un uomo
(o una donna, fate voi)
che dimenticava tutto
ma proprio tutto tutto
tanto è vero che un giorno
...
ehm...
aspettate un attimo,
in questo momento mi sfugge
cioè,
proprio precisamente precisamente
non me lo ricordo,
ma poi in fondo
cosa potrà mai succedere un giorno?
facciamo che andiamo avanti dai,
mi sa che è meglio...
allora...
nono,
cambiamo storia e ricominciamo daccapo...
massì...
cera un'avolta un'uomo
(ho una dona, fate voi)
accui piacieva schrivere st'orie
solo ce haveva un picolo probblema
che pero non vi dir ho
perche sarebe indelichato
nei sui con fronti...
e all'ora faciamo
che riccominciamo anchora...
c'era una volta un uomo
(o una donna, fate voi)
che aveva un piccolo problema
quando cominciava una storia
subito pensava a come finirla
ma...
(e questo è il bello)
non sapeva mai come finirla
pensa e pensa
ripensa e ripensa
e alla fine se ne usciva sempre
con qualche fantasiosa scappatoia
tipo:
"avrei voluto continuare,
ma...
mi dispiace
è finito l'inchiostro
e allora mi tocca finire qui
ciao ciao"
però con l'avvento dei computer
questa scusa
aveva cominciato a fare acqua
un po' da tutte le parti...
ma lui non s'era perso d'animo
e scriveva cose del tipo:
"c'era una volta un uomo
(o una donna, fate voi)
che aveva un grande avvenire davanti a sé
per esempio un giorno
cominciò a camminare e camminare
fino ad arrivare in un bosco dove
incontrò un piccolo gnomo
...ops,
mi dicono c'è un problema,
facciamo che la storia finisce così?
non è colpa mia
è che ho saputo
che sta per mancare la corr
lunedì, maggio 28, 2007
c'era una volta una zanzara
che voleva andare a cercare
zenzero in zanzibar
ma mentre volava verso lì...
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
si addormentò...
(avevate mai fatto caso
che il rumore
del volo di una zanzara
e quella del suo dormire
sono simili?)
era stata punta
dalla mosca tse tse
la mosca più supponente
che ci sia
guardava tutti con alterigia
e non volava mai verso est
il che non era sollevante
guardava sempre infatti dove
c'era l'ultima stella d(')estate...
"stella, stellina
la notte si allontana"
cantilenò la mamma
svegliando la bambina
lei stropicciò gli occhietti
"perché mi hai svegliato mamma?
ho tanto sonno..."
"una vocina me lo ha chiesto
e poi devi andare a scuola"
stella spalancò gli occhi,
quasi sorpresa,
si rigirò a pancia in giù
la faccia nel cuscino...
"non mi sento bene"
disse a bassa voce
il cuscino
soffocava le sue parole però...
"che hai detto?"
la bambina alzando il viso
poggiò il mento sul cuscino
e ripetè
con voce un po' roca
"non mi sento bene,
mi sa che ho la febbre"
e di nuovo faccia in giù...
"fai sentire un po'"
disse la mamma appoggiando
le labbra alla fronte di stella...
"non scotti mica tanto sai?"
poi sorrise...
"però,
adesso che ci penso,
capitava spesso
la stessa cosa
anche a me
quand'ero piccola,
forse allora,
è una cosa ereditaria..."
si tolse le scarpe
e si infilò sotto le coperte
stella sorpresa disse
"mamma che fai?
non devi andare al lavoro"
"sìsì" rispose
"me la ricordo bene quella febbre
veniva sempre al mattino...
e mi sa
che è pure contagiosa"
affondò la testa nel cuscino
e disse con voce soffocata
"mi sento la febbre pure io oggi,
massì niente lavoro..."
stella cercò la mano della mamma,
mamma cercò la mano di stella...
martedì, maggio 15, 2007
il dentista invece
data la bassa mole di affari
decise di trasferirsi
nel deserto dei tartari,
si fermò alla fortezza bastiani
e aspettò che passasse
il primo convoglio...
aspettò e aspettò,
ma niente...
allora decise di
aspettare aspettare e aspettare
ma neanche a parlarne...
il convoglio insomma
era senzavoglia...
di camminare non gli andava,
di correre... figuriamoci,
di dentisti lì, naturalmente,
non ce n'era bisogno
(poteva al limite riparare
i merli della fortezza,
ma quelli volavano sempre via)
diciamocelo:
era disperato...
è triste vedere un dentista
vagare per il mondo
senza sapere cosa fare,
credetemi...
ma poi l'illuminazione:
ecco,
avrebbe venduto zucchero filato...
e allora si che avrebbe fatto affari...
al solo pensiero
già si fregava le mani,
sorrideva un po' sbilenco
e immaginava
il suo doppio studio
dolciario/dentistico...
urca, che impresa,
e com'è che non gli era venuta prima?
quasi da catena di (s) montaggio
dei denti, naturalmente,
e senza bisogno di denti
(di ingranaggio)...
ed ecco,
finalmente il giorno,
in un attimo: "the day"...
la tanto attesa inaugurazione:
tra squilli di tromba
e tamburi tututum,
(on) accese la macchina,
quella dello zucchero intendo,
e cominciò a lavorare
quella bianca sofficità
appiccicosa, appetitosa,
troppo invitante per...
e no (off), non poteva continuare,
ma che gli era saltato in testa?
far ammalare le persone
non era poi sto gran progetto,
quasi quasi se ne vergognava...
zitti tutti tututum e perepè
l'è tutto da rifà...
ooooooohhhh... fece la folla delusa
ma come?
noi s'aspettava il buffet...
dolci buoni e champagne a pioggia
per la nuova attività...
pioggia?
si disse il dentista (ormai ex)
e perché no?
e (on)
riaccese la macchina dello zucchero,
e ogni puff che faceva
non lo arrotolava sul bastoncino...
ne saggiava la dolcezza,
la consistenza
e poi...
olè
via su nel cielo...
oooo, ma sono le nuvole...
e una
e due
e tre
e olè
e quattro cinque e sei...
le nuvole salivano,
il pubblico salivando
le seguiva con gli occhi
(anche se
non gli sarebbe dispiaciuto
seguirle altrimenti...)
e tutte quelle nuvole dove andavano?
e indovinate un po'?
proprio sulle montagne
da cui nascevano:
il fiume miele
e il torrente nocciola
(per non parlare poi
del rio della mandorla)...
a chiudere il cerchio insomma...
e lì si scioglievano:
piovevano zucchero...
e dio sa se ce n'era bisogno...
da quelle parti,
(e un po' in tutto il mondo,
a dire il vero)
ultimamente,
si registrava siccità di dolcezze...
ma ora, finché tutto rimaneva su (on)
fine delle malinconie,
sì, anche delle malinconie dei dentisti,
perché, se solo lo vogliamo,
c'è posto per tutti al mondo,
fammi spazio,
allarghiamo il girotondo...
sabato, aprile 28, 2007
C’era un volta,
e forse c’è ancora
(non sono mica
andato a controllare…)
una valle amena,
al cui centro,
piccolo
(ma non troppo)
e tondo
(ma non proprio)
dimorava un lago.
Va bè, direte,
e che c’è di strano?
Sai quante ce ne sono
di valli così?
Forse sì,
(anche se non dovrebbe mai
diventare un’abitudine
sapere che ancora
esistono posti del genere)
allora facciamo che il lago
non era un lago normale…
Facciamo che era
un lago di torrone…
Con immissari
il fiume miele
e il torrente nocciola
(per non parlare
del rio della mandorla)
ed emissari…
Ehm, no…
Gli emissari non servivano…
Bastavano già i valligiani
a tenere a bada
il livello delle acque,
e questo
nonostante fossero spesso
(e forse anche volentieri)
impetuose
(e mica poco…)
E per valligiani
non intendo mica
solo bambini…
Adulti, bambini, vecchietti,
e chi più ne ha più ne metti
(cambio vocale
per fare una rima)…
Successe però un giorno,
che un abitante della città,
pensò
(bene? male?)
di impiantare in riva al lago
uno studio dentistico,
prospettando chissà quali affari
vista la natura del lago…
E invece no…
Nessuno soffriva mai di carie lì…
E vai a capire perché
(no non la cercate,
non c’è una morale
in questa storia,
molari invece sì
quanti ne volete
e tutti sani per giunta…)
Tutti erano felici insomma,
tranne il dentista,
che scalciava le pietre
fuori dell’uscio del suo studio
tenendo gli occhi bassi…
Venne qualcuno
a dirgli qualcosa?
No, non mi risulta…
Arrivò il lago da lui
in un’improvvisa esondazione
a renderlo felice?
Neanche,
i valligiani erano sempre
molto “attenti”
a che ciò non accadesse…
E allora?
E allora boh,
non so come finisce questa storia,
anzi, mi stupisco sempre
quando so come finiscono…
Forse l’unica soluzione che ho
è andare sul posto a controllare
e poi farvi sapere…
Semmai decidessi di tornare...
;)
giovedì, marzo 15, 2007
ALMENO PER ME
chi è che può dire
dove,
quando,
perché finisce il mare?
io vi ho camminato accanto
per giorni e giorni,
mesi e mesi,
anni e anni,
ma la fine no,
non l´ho intuita nemmeno,
mai...
adesso siedo qui,
la sabbia che gioca tra le dita dei piedi
lo so,
forse non riuscirai a capire,
e forse non è nemmeno importante,
siamo stati onde,
onde nello stesso mare,
e a volte, anche solo questo, basta...
domenica, febbraio 04, 2007
le piace l'austro,
dice che le da pace...
generalmente,
a quell'ora del mattino,
soffia
e lei non dorme più...
porta la pioggia,
ma lei non lo sa,
guarda il mare lungo
mangiarsi la sabbia
e s'innamora...
giovedì, gennaio 18, 2007
ci sono semi
che aspettano
per tempi lunghissimi
il momento giusto
per germogliare…
dormono nella terra
e dimenticano persino
di esistere…
eppure…
una goccia d’acqua,
un refolo di vento
che li sposta,
giusto un po’ più in la,
a volte basta…
forse,
sono semi
che hanno bisogno
giusto di un attimo in più…
di fiducia…
non svellere la terra,
spesso,
è un atto d’amore…
lunedì, dicembre 04, 2006
lei guardava altrove...
troppo intensa
per poter essere serena,
o, almeno,
per poter esserlo fino in fondo,
per poter esserlo del tutto...
lui se ne accorse
e...
"a chi pensi?" le chiese,
ma lei non lo sapeva...
forse neanche lo ascoltava,
chiusa com'era
in uno spazio troppo piccolo
per contenere qualsiasi cosa,
ma anche troppo grande
da riuscirlo in qualche modo a colmare,
per poter infine, almeno una volta,
provare a riuscire a superare
quella immensa,
continua,
assurda,
paura del vuoto
che continuamente
l'attanagliava...
si voltò,
ma era come se non guardasse...
"non so" rispose...
poi tornò a guardare altrove...
mercoledì, ottobre 18, 2006
"dov'eri?"
gli chiese quando lo vide tornare...
le sorrise
"beh, lo sai,
ti sembrerò ripetitivo forse,
ma come al solito ero altrove..."
"sì di questo me ne ero accorta,
eri qui seduto accanto a me,
e guardavi fisso davanti
quasi senza battere le palpebre
come se..."
"come se"
la interruppe e continuò
"come se mi trovassi a passeggiare
in un bosco,
attorno a me
sentivo muoversi le foglie
e sapevo
che c'era qualcuno
ad accompagnarmi
in quel mio camminare,
forse qualche piccolo animaletto,
forse solo il vento
che genera il fruscio,
non cercavo di capire
cosa o chi fosse,
nel mio andare
non era poi così importante
anzi,
chiudevo gli occhi
e senza neanche vedere il sentiero
mi lasciavo camminare,
trasportare dagli odori
dai suoni
che mi abbracciavano intorno..."
"sai,
a volte mi accorgo
che non mi basta più ascoltarti,
leggere le cose che scrivi,
credo piuttosto che vorrei guardare
quello di cui mi dici,
quello di cui favoleggi"
fece una pausa...
"credi che un giorno
potrò mai raggiungerti
in uno dei tuoi altrove?"
aggiunse
con un pizzico di malinconia nella voce...
lui sorrise...
"davvero vuoi che ti risponda?"
lei si strinse al suo braccio...
"no" chiuse gli occhi...
"non me lo dire..."
chiuse gli occhi anche lui,
nel buio avvertì più forte la stretta
aprì la bocca per dire...
lei piangeva...
lui non disse...
sabato, settembre 23, 2006
vieni d'autunno
come le montagne
che non ho visto mai...
come un tepore che resiste,
ultimo scampolo d'estate,
ma che ha tempo abbastanza
per abbracciare
una volta di più...
come se fosse
il primo amore di primavera
quello che fa soffiare
il giallo dei crochi
nell'aria d'azzurro mattutino...
proprio lui,
quello che fa nascere
i primi fili d'erba,
le gemme dai rami spogli,
quello che fa scrollare
dal lungo letargo andato...
perchè, lo sai,
c'è amore abbastanza
in un solo prato
da far vivere
tutto il mondo intorno...
lunedì, settembre 11, 2006
accadde
un giorno come un altro,
che scomparve...
non tra i flutti
non tra i cespugli
improvvisamente scomparve
come dissolto nell'aria
senza che neanche lo volesse
senza che nessuno
lo avesse chiesto
senza alcun
pericolo incombente
con tante altre cose
ancora da dire
con tante altre cose
ancora da fare...
semplicemente scomparve,
senza un perché,
senza una motivazione,
senza una volontà
che lo avesse desiderato
né sua né altrui,
scomparve,
completamente,
lasciando chi era rimasto,
a contemplare uno spazio vuoto,
un angolo di mondo
dove, d'improvviso,
qualcosa che non aveva senso
era accaduta...
e proprio nell'assenza di senso
tutto acquisiva
la dimensione del sublime...
mentre lui,
dovunque fosse ora,
se da qualche parte era,
del tanto affannarsi
di persone,
forze dell'ordine,
scenziati,
intorno al punto
dov'egli era scomparso
forse avrebbe riso,
di tanta e tale
paradossale visibilità
che gli aveva dato
l'essere scomparso
così
come il vento nell'aria
quando si calma...
giovedì, agosto 17, 2006
c'era un ragazzo
che come me
amava andare a TN e BZ...
e non a caso ho messo
le sigle di provincia...
le città possono anche
non essere male:
Trento
con il castello del Buonconsiglio
e la Cattedrale con annessa piazza,
Bolzano con via dei Portici
e il lungofiume...
ma le province
(soprattutto BZ)...
beh, le province
(BZ, in alto a destra
per chi viene da Sud,
quasi al confine con l'Austria,
diciamo più o meno,
massì diciamolo,
Dobbiaco...)
sono,
e per (spero)
ancora tanto tempo saranno,
qualcosa di assolutamente magico...
beh sì,
le Dolomiti intendo,
un luogo talmente fatato
che se anche non conosci
le leggende di Fanes,
di Re Laurino
e del suo giardino di rose,
di Ondina del lago di Carezza,
o dei monti pallidi,
lo capisci da solo
che qualcosa di magico
dev'essere avvenuto...
e, d'altronde,
una volta erano barriere coralline,
non si può
non aver conosciuto il mare
per riuscire ad avere
tale e tanta perfetta armonia...
sì lo so,
sto divagando come al solito
e non so neanche
chi dei miei 4 lettori
sarà arrivato fin qui
(non è falsa modestia
di manzoniana memoria,
ormai
siete proprio in 3 o 4 a leggermi...
a proposito,
ne approfitto per dirvi grazie...)
beh,
questo ragazzo
di cui scrivevo,
un giorno che tornava dalle Dolomiti
dopo esservi stato
per la prima volta,
e forse per questo
ancora stordito in parte
da tanta bellezza,
dimenticò alla biglietteria
della stazione di Trento
uno zaino...
forse fu anche l'eccessiva foga
con cui si lanciò a prendere
il treno al volo
(mancava un minuto alla partenza
più o meno...)
fatto sta che solo quando fu sul treno,
e,
naturalmente,
dopo che le porte si furono chiuse,
si accorse di non avere con sé
il suo amato zaino nero
(o a scelta grigio scuro)
compagno di mille avventure...
resosi conto
che ormai non c'era più nulla da fare,
si rassegnò a scendere
alla stazione successiva
e si sedette...
una delle persone
che erano sedute di fronte
e che, evidentemente,
avevano ascoltato
i ragionamenti del ragazzo
fatti a voce alta,
gli si avvicinò,
con una mano tesa,
piena di caramelle...
lui la guardò,
loro erano una famiglia di zingari,
gli sorrisero...
"non ti preoccupare"
disse la donna che si era avvicinata
"lo zaino lo ritroverai,
adesso prendi queste caramelle,
non essere triste..."
non che lui fosse triste in verità,
ma adesso era sicuramente felice...
potenza delle caramelle?
conoscendo lui,
sicuramente anche quello,
ma forse soprattutto qualcos'altro...
"sapete" disse"
"se non avessi lasciato
lo zaino alla stazione,
forse non vi avrei conosciuto...
le cose che ho nello zaino
le potrò comunque ricomprare,
questo invece è un bellissimo regalo
che porterò dentro per smepre..."
(e infatti ancora oggi,
a distanza di anni,
quel ragazzo ne scrive...)
prese le caramelle
dalle mani nelle mani,
come fosse stata acqua,
poi prese le borse
per scendere alla prima fermata:
Rovereto,
per poi tornare indietro
alla ricerca dello zaino perduto...
il tempo di un ultimo sorriso
e poi via...
ma mentre scendeva dal treno
un dubbio lo prese,
che fosse davvero,
come dicevano in molti,
un ragazzo fortunato?
p.s.
ah, a proposito,
a possibile conferma dell'ultima frase,
sì,
lo zaino lo ritrovò...
venerdì, luglio 28, 2006
non sei anche tu
spesso stanca di ricominciare
ogni volta a fare e disfare?
per quanto riguarda me,
so solo che,
ogni tanto,
vorrei diventare invisibile
una volta in più,
per sparire
dove nessuno sa
dove nessuno può raggiungermi
neanche per chiedere
"come stai?"
sto bene,
sai,
ma mi capita di esser stanco
e non so, ogni volta,
come faccio a ritornare...
p.s.
ti amo
sabato, luglio 15, 2006
Ho il braccio che mi fa male
e scrivere mi sembra una tortura
ma ormai non mi rimane che questo.
Qui fuori ogni cosa è desolazione
preferisco rimanere in casa...
E poi,
dovunque andassi,
rischierei di non incontrare nessuno
o, anche se fosse,
occhi sfuggenti
si volterebbero altrove
per sfuggire il mio passo incerto.
No,
preferisco rimanere qui,
nella sicurezza apparente
che mi regalano
queste quattro mura con finestra
con vista sulla devastazione della terra.
Qui intorno non cresce più erba
o sono io ad essere non più capace
di trovare fiori
negli interstizi dei marciapiedi?
Gli alberi, ciminiere fumanti,
scenderò ancora a passeggiare
lungo gli argini scuri dei fiumi d'asfalto?
venerdì, giugno 30, 2006
aveva gli occhi rivolti all'insu,
come a voler contare stelle in cielo...
solo che di primo mattino,
e non primissimo,
in una giornata azzurra,
stelle che non siano il sole,
è difficile incontrarne,
almeno in cielo...
ma lui guardava in su
e guardando sorrideva
a che cosa non lo so,
forse alle pecore di lana di nuvola,
forse alle strade bianche degli aerei
chi può dirlo?
forse neanche lui...
ma sorrideva...
e, intorno,
tutto il mondo illuminava...
mercoledì, giugno 21, 2006
però senza accento
(non mi riferivo a però
riguardo l'accento
altrimenti avrei scritto di frutta)
non che facesse male,
intendiamoci....
solo che ad ogni passo,
ad ogni gesto,
gli veniva il dubbio
che non avesse fatto quello giusto
che non avesse fatto abbastanza...
“e se...”
“e se...”
continuava a ripetersi in testa
continuando i suoi dubbi appena cominciati
nelle maniere più disparate,
tanto che nel domandarsi così tanto
rischiava davvero che quell'accentino
come una foglia facesse capolino
mutando il se in sé...
e un giorno proprio questo capitò,
ma lei non se ne accorse
troppo presa com'era dai suoi dubbi...
ma la lettera “e”
subito si sentì stanca
per il peso,
soprattutto di significato,
che l'accento le arrecava
e chiese alla vocale che veniva dopo di lei
di sostituirla per un po'...
la “i” disse “perché no?”
e infatti mutò la parola in “sì”...
e in quello stesso momento
tutte le prospettive del mondo mutarono,
lei non seppe mai perché
non riuscendo a rendersi conto che spesso
sono proprio le cose più semplici
quelle che facciamo fatica a capire...
mercoledì, aprile 19, 2006
non ascolterai
una musica che ho pensato per te,
perché prima di parlare
sei già stanca di ascoltare...
forse cerchi un silenzio
che non ti sanno dare
e hai scelto me
come compagno in questo…
o forse no...
ma mi piace credere di aver capito
che stiamo giocando...
mi piace pensare che piano
mi passi il gesso colorato
tra le mani chiuse
e mi sorridi...
ti sorrido anche io,
complice,
ma un angolo della bocca
m'indugia verso il basso,
verso quella voglia
di farti ascoltare
guardare o toccare
cose che non ti potrò mai
in altra maniera raccontare...
perchè un attimo
vola via troppo in fretta
ed io non so come fare,
per prenderlo e portarlo
su su,
fino ai monti
dove tu
notte e giorno riposi...
ma è solo un breve indugiare...
poi, presto,
quell'angolo della bocca
torna in su
diventando un sorriso
che dice tante cose
a chi le sa o le vuole ascoltare...
domenica, aprile 09, 2006
so, satisfied, leave without a trace
tra tutte le risposte
you taught me doubt
semplicistiche e non
still, you do it again
che gli postessero venire in mente,
and it's high time I found myself back on the road
provava un senso
educate myself 'til it hurts
di meraviglia indicibile
and it's high time I satisfy what it takes
nel guardare il cielo tingersi di blu
it all just seems so differently
via via sempre meno chiaro
and that's the biggest joke of all
via via sempre più diffuso
you know it's the biggest joke of all
alle 18 e 42
and it's high time I recognise, so do it again
di un venerdì di fine marzo...
and it's growing outside my walls
e in un solo istante
I can't relate to where I've been
non avrebbe davvero saputo raccontare
I can't tell you anything at all
quali e quante altre cose
and that's the biggest joke of all
potesse desiderare...
you know it's the biggest joke of all
tutto sembrava perfetto,
we spent the night in the hall staring floor
just waiting for birds to come back
it doesn’t work anymore bug’s in the core
and whatever will be coming back
be trouble all around but far above the ground
love survives in dreaming of the past
persino il treno era in orario
oh why oh why we’re crashing all our plans?
oh why oh why we’re trashin all our plans?
o giù di lì
i bet you are a good guide as a consequence of your smiles
i bet you are a good guide but the concierge is going wild
nonostante un piccolo regime
a baseball hat and a ball trapped in the hall
just waiting for birds to come back
it doesn’t work anymore bug’s in the core
we’re all getting like funny wrecks
happy like clowns with children all around
love survives in dreaming of the past
sembrasse essere ormai
oh why oh why we’re crashing all our plans?
oh why oh why we’re trashing all our plans?
sul punto di finire...
i bet you are a good guide as a consequence of your smiles
i bet you are a good guide but the concierge is going wild
i bet you are a good guide i bet you are a good guide
i bet you are a good guide i bet you are a good guy
in a bind
(Bark Psychosis - Absent friend) (Yuppie Flu - A good guide)
domenica, aprile 02, 2006
non ho fretta,
so che un giorno verrai,
quale giorno sarà lo ignoro
ma mi sorprenderai...
girerò un angolo
e ti troverò lì,
inattesa,
e anche solo un sorriso,
senza troppe parole,
basterà per ricominciare...
lunedì, gennaio 30, 2006
lasciavano cadere entrambi
piccoli indizi
come semi di una storia
forse desiderata
ma di cui nessuno dei due
aveva la forza di prendersi cura...
forse ad entrambi
bastava quel piccolo tempo
che stavano vivendo adesso:
chiusi in un vagone
di un treno in viaggio
tre metri per due e mezzo per tre
più o meno...
forse a loro bastava
che ci fosse la stessa aria,
nel medesimo spazio,
condizionata o meno che fosse...
probabilmente,
non avevano bisogno
l'uno dell'altra,
come nessuno forse,
ha realmente bisogno
di qualcuno in particolare,
bensì di un essere che sia
altro da sé
per potersi riconoscere come diverso...
forse a loro,
bastava quello sguardo,
l'unico accaduto
all'altezza di chissà quale stazione
dimenticata ormai,
per avere la percezione
di non essere soli...
sabato, gennaio 21, 2006
"qualcosa"
il suo sguardo chiedeva
"dimmi qualcosa, ti prego...
anche la più stupida delle frasi,
la più banale
che tu possa mai immaginare
sarebbe perfetta
per lasciar passare
un attimo lungo,
smisurato quanto questo..."
nello stesso tempo,
lui fuggiva distante
guardando in ogni angolo,
in ogni spazio
a patto che fosse
il più distante possibile
dal luogo dove ora
era apparentemente
costretto a trovarsi...
chiuse gli occhi...
lei spostò lo sguardo
verso la finestra,
a guardare verso l'esterno,
ma ritrovò il suo stesso viso
che si rifletteva...
e lui era anche lì,
nella medesima finestra,
entrambi chiusi
in un unico rettangolo
di vetro
e di incomunicabilità...
entrambi desiderosi di posizionarsi
negli angoli opposti
di quella strana figura geometrica...
chiuse gli occhi anche lui,
nello stesso tempo
al di là della finestra
il tempo continuava a cambiare...